Il cuore e la corsa

Chi fa attività fisica prende in genere a riferimento dei parametri per valutarne l’intensità.
Il corridore ha l’abitudine di rilevare la velocità al km per determinare il tipo impegno profuso (dato poco attendibile sui percorsi di montagna), oppure si affida esclusivamente all’ascolto di se, mentre alcuni podisti hanno l’abitudine di monitorare lo sforzo con il rilevamento dei parametri cardiaci. Riguardo questo aspetto, possiamo dividere in fasce di lavoro ben distinte le attività dell’organismo. Il rilevamento dei battiti cardiaci è in genere compito di un cardiofrequenzimetro che regala in tempo reale le pulsazioni effettive. Un sedentario ha in genere 60/70 battiti al minuto a riposo, mentre un corridore di resistenza ne ha solamente 40/60 grazie alla maggior “potenza” del suo cuore. Questa attività possiamo definirla basale, ma quando si inizia a correre il cuore alza rapidamente la sua capacità contrattile. Il riferimento, anche se molto soggettivo, per l’attività aerobica (definita anche lenta) è compresa nel range fra 130 e 150 battiti per minuto. In questo ambito si ha solitamente una produzione lattacida che non supera i 2 millimoli per litro.

Thierry Sourbier - The North Face Lavaredo Ultra Trail

Thierry Sourbier – The North Face Lavaredo Ultra Trail

Le intensità medie si ritrovano intorno a 160 battiti per minuto, dipende ovviamente dalle caratteristiche personali, ma soprattutto dall’età e dal grado di allenamento. Oltre le 170 pulsazioni per minuto, entriamo spediti nel campo anaerobico ed in sostanza andiamo a registrare proprio in quell’ambito il valore della soglia anaerobica. Continua a leggere